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Cadute e strumenti di tutela nell’anziano istituzionalizzato: lo studio SE.KO.PH

Cadute e strumenti di tutela nell’anziano istituzionalizzato:

lo studio SE.KO.PH

Le cadute rappresentano il più comune evento avverso negli ospedali e nelle strutture residenziali e quasi sempre colpiscono persone fragili, molte delle quali affette da demenza. Il rischio di caduta, seppure sempre presente, è diverso per i vari setting assistenziali. Le persone che cadono la prima volta presentano un rischio elevato di cadere nuovamente durante lo stesso anno e possono riportare, come conseguenza del trauma, danni anche gravi, fino a giungere, in alcuni casi, alla morte. Le cadute possono determinare nei pazienti: paura di cadere di nuovo, perdita di sicurezza, ansia, depressione, fattori che possono condurre a diminuzione dell’autonomia, aumento della disabilità e, in generale, ad una riduzione anche molto significativa della qualità della vita.
Lo studio SE.KO.PH ha permesso di verificare il ruolo degli strumenti di tutela come fattori di rischio o di prevenzione delle cadute negli anziani istituzionalizzati.
L’uso degli strumenti di tutela è una pratica comune in molte nazioni: la prevalenza dell’uso di tale pratica varia dal 4% all’85% dei soggetti nelle RSA (Gastmans C & Milisen K:J Med Ethics 2006; 32: 148-152) e fra l’8 e l’85% nei pazienti anziani ospedalizzati (Hamers JPH & Huizing AR: Z Gerontol Geriatr 2005; 38: 19-25). Questo ampio gap riflette la varietà della definizione del termine “contenzione”, le differenze delle popolazioni studiate in SE.KO.PH e le differenti legislazioni in merito di strumenti di tutela. L’uso di strumenti di tutela come mezzo per prevenire le cadute è controverso. Alcuni studi indicano che la riduzione dei mezzi di contenzione non aumenterebbe il numero di cadute (Capezzuti E: Nurs Clin North Am 2004; 39: 625-647), mentre l’uso di alcune contenzioni potrebbe provocare delle cadute, disturbi della coordinazione e dell’equilibrio (Capezzuti E, Maislin G, Strumpf N: J Am Geriatr Soc 2002; 50: 90-96).
Lo studio  SE.KO.PH è durato 12 mesi e ha coinvolto tutti i residenti di 4 RSA italiane (gruppo Segesta), 4 realtà francesi (gruppo Korian) e 5 tedesche (gruppo Phoenix) con l’obiettivo primario di valutare i fattori di rischio delle cadute negli anziani residenti nelle RSA. Gli Ospiti delle diverse realtà sono stati sottoposti a una valutazione multidimensionale (funzioni cognitive, comportamento, autonomia, andatura ed equilibrio, patologie, farmaci, uso di ausili e strumenti di tutela) ripetuta poi al termine dello studio. Per ogni caduta sono stati rilevate ora, luogo, tipo, esiti della caduta, ausili, strumenti di tutela utilizzati e farmaci assunti dal soggetto. Durante lo studio sono stati osservati 1071 soggetti: 746 donne (73,3%) con età media, all’inizio dello studio di 84,45. 371 soggetti sono caduti una o più volte con un totale di cadute di 1091 con un numero molto minore di soggetti occorsi in una caduta e del numero di cadute in Italia rispetto alle altre due nazioni. Un dato interessante è che in Italia sono presenti più soggetti in carrozzina, dato che correla con la maggior dipendenza nelle ADL ed alle peggiori condizioni di salute rilevate in questa popolazione. In Italia l’uso di strumenti di tutela è più diffuso rispetto alla Germania e alla Francia, soprattutto l’uso delle sponde da letto, della fascia per la carrozzina e della cintura pelvica. L’utilizzo di questi strumenti di tutela è dovuto, da un lato, alle peggiori condizioni degli Ospiti nelle RSA italiane, dall’altro giustifica il minor numero di cadute registrate. Le conclusioni dello studio SO.KO.PH ci riportano che il rapporto tra cadute e soggetti incorsi in caduta è basso (1,072 cadute per persona l’anno) ma vi sono differenze importanti tra Italia (0,67 cadute per persona l’anno), Germania (0,98 cadute per persona l’anno), Francia (1,88 cadute per persona l’anno). Questo dato potrebbe riflettere le peggiori performance degli anziani francesi associate al più basso uso di ausili e strumenti di tutela.